Un paese, una leggenda: Spilamberto

Lo conoscerete sicuramente come paese dell’Aceto, è su questo non ci piove, ma la sua storia e la leggenda che avvolge il suo monumento principale (il Torrione) non tutti la conoscono. Spilamberto, un paese da scoprire.

Il torrione di Spilamberto - Foto Luca Nacchio
Spilamberto – Foto Luca Nacchio

Il paese 

Spilamberto è un bellissimo paese posto sulla direttrice identificata come “la strada dei castelli”. Molto conosciuto per la produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, talmente importante da dedicargli il Museo del Balsamico Tradizionale. Il comune fa parte anche dell’Unione Terre di Castelli.

La storia

Spilamberto è un luogo che accoglie l’uomo fin dal tardo paleolitico, nonostante la leggenda voglia derivare il suo nome da “Spina Lamberti”, luogo impervio in cui trovò morte un importante personaggio, forse un imperatore, di nome Lamberto ferito da una spina avvelenata. Gli insediamenti e le necropoli dell’età del Rame e del Bronzo sono infatti annoverati dagli studiosi tra i siti più importanti dell’Italia settentrionale.

Qui i Romani costruirono ville di campagna i cui numerosi reperti sono ammirabili nelle sale del museo archeologico. Recenti scavi hanno portato alla luce una necropoli longobarda risalente alla prima discesa di questo popolo dalla Pannonia, nel VI secolo. La scoperta si è subito rivelata di grandissima importanza per le caratteristiche del ricco corredo delle sepolture: monili preziosi, oggetti di uso quotidiano finemente lavorati, resti di tessuto d’oro e suppellettili varie.

Nell’VIII secolo il territorio figura tra quelli posti sotto la giurisdizione della potente Abbazia di Nonantola. Nel 1210 avviene l’incastellamento di Spilamberto ad opera del Comune di Modena che eresse l’austera costruzione difensiva e militare poi divenuta elegante Rocca, per secoli nobile residenza dei Rangoni.

Il nucleo abitato è attraversato dall’anitica Via Francigena (la Romea-Nonantolana) ed era quindi percorso quotidianamente da pellegrini che portavano le loro esperienze e la propria cultura: l’antico ospitale benedettino dedicato a San Bartolomeo, subito fuori le mura, la Chiesa e l’ospitale di Santa Maria degli Angioli intra moenia li accoglievano offrendo loro riparo e cure.

La leggenda di Messer Filippo 

Nel 1947, durante i lavori di restauro al Torrione medievale finalizzati a sanare i danni provocati dal secondo conflitto mondiale, fu scoperta una cella segreta (mt. 2 x 1,50) i cui muri erano interamente ricoperti da iscrizioni graffite: un vero e proprio diario in forma di fumetto tenuto da un prigioniero che aveva viaggiato molto, non del tutto incolto, amante del “dolce stil novo” e che si esprimeva in rima.

La cella narra la storia di Messer Filippo (Felippus, come si legge sui muri), un mercante (probabilmente spagnolo) vissuto nel secolo XVI che, navigando giunge a Spilamberto per offrire le proprie sete e mercanzie alla bella castellana di cui si innamora. Ma è un amore proibito che lo conduce alla morte ed in attesa del supplizio, rinchiuso in questa angusta prigione, lascia il suo racconto sulla pietra. La leggenda vuole che prima di morire il giovane mercante abbia fatto udire alla sua bella, lontana dal luogo del patibolo, il suo lamento d’amore ed ancora oggi, nelle calde notti estive, sia facile udirlo.

Diversi studiosi si sono cimentati nello studio dei graffiti concordando che essi risalgono al sec. XVI; molte rime e molti disegni, ingenui e con didascalie racchiuse in riquadri come appunto nei moderni fumetti, sono ancora leggibili anche se sempre più labili.

Fino ad ora gli esperti interpellati non sono stati in grado di arrestare il processo di decomposizione del materiale utilizzato per dare colore ai graffiti, materiale la cui composizione è molto discussa: sangue? sostanze biologiche?, acque mista a polvere di pietra? Tutto contribuisce ad infittire il mistero di questa cella e del suo abitatore che gli Spilambertesi considerano ormai loro concittadino,visto che da cinquecento anni dall’alto del Torrione ne osserva, discreto, le vicissitudini.

Si ringrazia per le preziosi informazioni Visit Modena, e il Comune di Spilamberto.