Mòdna, cum’a l’èra e cum’a l’è dvintèda – Modena com’era e com’è diventata

Via Emilia - Modena, antica, moderna
Via Emilia – Foto Rete Civica Monet

“Mòdna, cum’a l’èra e cum’a l’è dvintèda”

Prendendo spunto da un articolo del Resto del Carlino, che denunciava un certo degrado in cui versa la nostra Modena, credo che vogliano spese alcune parole a riguardo.

Non si vuole difendere ne tantomeno attaccare questa odierna amministrazione comunale, come anche le precedenti.

Si vuole solo ricordare alcune cose che sono accadute nel mondo e che, naturalmente, hanno influito sulla vita della nostra città, sia dal punto di vista della vita di tutti i giorni, sia dal punto di vista del cambiamento architettonico e culturale che Modena ha vissuto e vive da 30 anni a questa parte. Lo faccio io, un zemian che pur essendo nato in provincia ( a Castelnuovo Rangone ) e vivendoci tutt’ora ( a Colombaro ), ha vissuto la sua infanzia, ha studiato e lavorato in quel di Modena.

Lo faccio quindi con spirito analitico, senza alcuna tifoseria ma da persona che Modena la conosce e l’ha conosciuta anche un tempo.

Sino alla fine degli anni ’80, Modena non era tanto una città quanto un paesotto emiliano. Bene o male, ci si conosceva tutti, come avviene nei paesi.

Ogni accadimento era sulla bocca di tutti, in quella sorta di ‘’bragherismo‘’ tipico delle realtà paesane.

Certi personaggi, come certi fatti di cronaca locali, sono entrati a far parte dei nostri ricordi. A Modena sono accaduti diversi fatti di sangue, ma quello che tutti ricordano e’ l’ omicidio della Sacca, quando Irmo Lancellotti uccise la suocera e assieme al vicino di casa Potito Acquaviva,la brucio’ e la seppelli’ in un terreno del sud Italia. Anche un tempo vi erano prostitute e gay ( un tempo ancora chiamati fnocc ). Pero’ la prostituta per eccellenza era la Gina, che d’estate si vedeva spesso girare scalza la notte sui marciapiedi ancora bollenti

Piazza Grande - Modena, antica, moderna
Com’era Piazza Grande – Foto presa da: Radio Rai 3

con addosso la pelliccia.

C’era Giorgino, che pareva dovesse morire da un momento all’altro, con la parrucca sempre cadente.

Anche certi locali erano delle vere e proprie icone di Modena. Il cinema Adriano e il cinema Odeon, familiarmente chiamato GODEON in quanto davano sempre film porno, in cui tanti ragazzini modenesi andavano per vedere come si faceva sesso.

Il Bar Diana, sito all’angolo di Porta Bologna, in cui i ricchi figli di papa’ si giocavano le Porsche a carte.

Il bar Universita’, situato nella omonima via, in cui tanti giovani di destra ( un tempo era stato sede del GUF, Giovani Universitari Fascisti ) andavano a giocare a biliardo a stecca ( per le boccette invece, i campioni erano al Bar Arena, sopra l’omonimo cinema).

Il bar Molinari, sulla Via Emilia, un tempo molto piu’ grande di adesso, in cui i ‘’ fighèin chi fèven cabo’ a scola, i andèven a fer claziòun e a imbarchèr ‘’.

Modena e’ una città emiliana, e quindi risente del clima ‘’ ed merda ‘’ tipicamente padano. Si andava a ballare al China ( pronunciato Ciàina ) sulla via Giardini, al Charlie Max in via Riccoboni ( adesso al suo posto c’e’ una palazzina ) e allo Snoopy in Cittadella. L’ estate invece, quando la calura era opprimente, ecco tutti i modenesi al parco lungo viale Rimembranze, al Lido, da Elio o da Babotti ( in seguito chiamato Letizia ). Modena allora era piena di zone per trovarsi, soprattutto se eri un modenese. Poi a ballare a Furmèzen, al Picchio Rosso, magari dopo aver fatto ( i maschietti ) un putan –tour a la Brusèda .

 

Vista su Modena, antica, moderna

Come e’ diventata Modena oggi ?

Più bella o meno bella ? Proviamo a fare insieme un giro virtuale a Modena, pensandola a come era in quegli anni e come e’ adesso.

Da dove fissiamo il punto di partenza per questo giro?

Direi di partire dal MEF, quello splendido museo che ci ricorda il posto dove nacque il Commendator Ferrari , al Drake.

Nessuno ricorda com’era prima quel posto, con ‘na ca’ diruchèda e tanti sterpài?

Poi vai verso il centro e arrivi al Braglia, quello stadio che ha visto giocare anche campioni come Toro o Cinesinho, lo stadio dove giocano i canarini.

Ve lo ricordate il vecchio stadio ? Non era certo quella bomboniera che e’ adesso, con quei grandi riflettori che puoi vedere anche a distanza.

Attraversi Monte Kosica e ti trovi al Novi Sad ( adesa Novi Park ).

Ma qualcuno ha ancora in mente come era prima l’ ex ippodromo ? Pieno di cartacce, auto parcheggiate da ogni parte, pieno di balordi, drogati e pusher, tanto che le ragazze ( e non solo ) avevano paura anche solo a passarvi.

Adesso invece e’ un luogo di ritrovo, illuminato a giorno anche la notte : un posto dove si può stare tranquilli. Poi attraversiamo via Berengario, percorriamo Via del Voltone e arriviamo a Piazza della Pomposa, centro della movida modenese, tutto pulito e con tanti locali pieni di giovani : ma l’ ìv in mèint cum’a l’èra prèma ? Pez anch che al Novi Sad.

E Piaza Ràma, adèsa con tanti giochi d’acqua e sèinza machini? E Piazza XX Settembre, sèinza tot chi casòt èla menga piò bèla?

Piaza Granda, che si riempiva solo quando a ghèra al discors ed Sandròun , adèsa le sèimper pina ed ginta, anche quando non fa bel tempo. E Sant’ Eufemia, duv’ a ghera el persòun ? E c’ al merdèr ed Via Carteria ? Erni mej adèsa o na volta ? E cla specie ed lazaràtt c’l’ èra il S. Agostino ?

Le varie amministrazioni comunali che si sono susseguite, quando il mondo cambiava e la città cresceva come espansione e come abitanti, si sono trovate di fronte ad un bivio: rimanere un’ anonima città provinciale oppure fare di Modena una città molto più a misura di turista.

Ne avevamo le possibilità, visto le nostre eccellenze in tanti campi e i nostri concittadini famosi nel mondo, da Enzo Ferrari a Luciano Pavarotti, senza desminghèr cal fenòmen ed Bottura.

Venne quindi scelta ( e personalmente credo a ragione ),la seconda soluzione.

Quindi godiamocela questa Modena tirata a lucido, vivendola in tutto il suo splendore. I problemi c’erano un tempo e ci sono sempre stati.

Quella Modena che ricordiamo non esiste piu’, come anch tòt nuèter an sàmm piò’ zovèn come na volta.

Quello che non deve invece mai andar perso sono le nostre tradizioni, il nostro dialetto, la nostra ospitalità e la voglia di stare insieme… insomma quella modenesita’ che fa di un modenese una persona con cui si sta a proprio agio.

Questa e’ la vera eredità che dobbiamo lasciare alle nuove generazioni di modenesi che verranno. Una città tanto bella, merita cittadini che l’apprezzino e se ne prendano cura. YES WY CAN…. A g’l’àm psàmm fèr !!!

 

Ringraziamo Gianluca Bellentani per questo bellissimo articolo.