[Parlia-MO #11] La sposa da sài

Modi di dire, usanze popolari e frasi divenute celebri nel tempo. Tutto questo nella rubrica a cura di Gianluca Bellentani e Modena&Dintorni. 

Oggi scopriamo il modo d’uso del termine “La sposa da sài“.

La sposa da sài
La sposa da sài. Un tempo, nelle campagne dove ancora non esistevano i lavatoi pubblici (Lavador), le nostre bisnonne durante le belle giornate di primavera e d’estate, andavano a lavare i panni e le lenzuola nei tanti fossi e canali di cui Modena e’ ricca. Corsi d’acqua ancora a cielo aperto e certo non inquinati come oggi. Le spose quindi si recavano al lavaggio con un cesto pieno di roba da pulire e sciacquare. Arrivate sulla riva, non potevano certo fare tutte le varie operazioni di lavaggio sul terreno magari ancora infangato e perciò adoperavano il soglio ( sài ). Questo soglio, o soglia che dir si voglia, viene usato ancor oggi da quelle donne che ancora lavano manualmente certi indumenti. Lo si appoggia al bordo della vasca e poi si fanno tutte le varie operazioni di lavaggio manuale e strizzatura. La differenza tra al sài moderno e quello antico e’ che oggigiorno e’ fatto di plastica leggerissima e puoi riporlo dove vuoi, mentre un tempo era ottenuto da un unico blocco di pietra. Il soglio antico era quindi pesantissimo, sui 30/40 kg. Di solito quindi erano i mariti che portavano in spalla il soglio sino alla riva del canale, per poi riportarlo a casa quando le loro mogli avevano terminato le operazioni di lavatura. Vi erano però anche donne con una forza da uomo che trasportavano autonomamente questo blocco di pietra. Queste mogli energiche e forzute venivano quindi appellate come sposi da sài. La frase e’ rimasta tutt’ora nel nostro dialetto, per indicare una donna forte e ben piantata.

 

Rubrica di dialetto modenese a cura di Gianluca Bellentani e Modena&Dintorni.

Articolo curato da Angelo Nastri Nacchio