Re Artù a Modena

Re Artù a Modena

Artù
Artù

Sul fianco settentrionale del Duomo di Modena c’è un bassorilievo circolare in cui è raffigurato un episodio della vita di Re Artù.

Alcune iscrizioni mostrano i nomi dei personaggi riprodotti tra i quali Ginevra, Morderd, Galvano e lo stesso Artù. Secondo gli storici il bassorilievo sarebbe da posizionare storicamente tra il 1120 ed il 1130, un’ epoca anteriore alla raccolta di miti di Re Artù, che Goffredo di Monmouth raccolse e pubblicò solamente nel 1135.
Come spiegare dunque la misteriosa esistenza del mito di Artù a Modena?

 

Misteri Modenesi | Re Artù e il Graal nel Duomo, prima che la storia fosse scritta

 

Si tratta di un vero e proprio mistero quello che si trova presso la porta della Pescheria nel Duomo di Modena, sopra il cui arco sono rappresentati Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda. Una leggenda che vede protagonisti tre misteriosi nomi, ossia Re Artù, i cavalieri Templari e il Santo Graal. Non tutti sono sempre stati d’accordo con questa interpretazione, infatti inizialmente si parlava di una raffigurazione della discesa di Carlo Magno nei territori modenesi, ma in realtà quelli sotto i cavalieri sono i nomi arcaici della leggenda del re inglese che si avventurò in direzione della coppa che conteneva il sangue di Cristo, ossia il leggendario Santo Graal.

La porta della Pescheria

si chiama così perché si trovava vicino al banco in cui veniva venduto il pesce, ma non lasciatevi ingannare dal nome obsoleto, infatti la sua funzione era fondamentale, in quanto rappresentava l’entrata del popolo all’interno del duomo. Quindi, si trattava di una porta molto importante e la raffigurazione principale era proprio quella di Re Artù. Come mai questa scelta? Forse la risposta è in un’altra domanda che riguarda questo bassorilievo. Infatti, la storia di re Artù è stata tramandata per iscritto da Goffredo di Monmouth scrisse l’Historia Regum Brittaniae solo 1138 in cui si parlava della leggenda di Artù, peccato che il bassorilievo modenese fu realizzato all’inizio del XII secolo, ossia almeno vent’anni prima degli scritti di Monmouth.

Il duomo di Modena

fu ampiamente voluto da Matilde di Canossa, la donna più potente nel territorio emiliano all’epoca e tra le più potenti governanti d’Europa. Matilde possedeva i territori al confine tra il potere imperiale del nord e quello papale a sud, e quindi le sue terre, e Modena in particolare, erano al centro sia dei pellegrinaggi che delle trattative tra papa ed imperatore. Infatti, spesso cantori e teatranti passavano per le terre emiliane e portavano con loro leggende dal nord. E’ probabile che la leggenda di re Artù fosse una di queste.