[Parlia-MO #28] La bottiglia di vino… a Mòdna

Modi di dire, usanze popolari e frasi divenute celebri nel tempo. Tutto questo nella rubrica a cura di Gianluca Bellentani e Modena&Dintorni.  Oggi scopriamo come viene chiamata la bottiglia di vino a Modena.
La bottiglia di vino
La bottiglia di vino… a Mòdna Nel dialetto modenese, la bottiglia di vino col tappo in sughero, viene chiamata al maschile col termine Pistòun. La parola deriva dalla somiglianza della bottiglia con il pestello, usato per pestare grasso animale o erbe dentro al mortaio. Il pestello è largo alla base e più stretto alla sommità, così come la bottiglia di vino. Può capitarvi che, in particolare nelle zone di campagna, la bottiglia di vino venga anche chiamata al femminile col termine Tòca ( tacchina ). Come mai una bottiglia di vino, viene chiamata col nome di questo animale ? Le teorie su questo curioso abbinamento sono diverse. Vi è chi sostiene che si voglia sottolineare la differenza tra la larghezza del corpo della bottiglia con il collo stretto, cosa che anche nel tacchino è molto più marcata che in altri animali da cortile. Altri tendono ad individuarne il nesso tra la convivialità che vi è con il mangiare un tacchino, cosa che si fa solo durante certe occasioni speciali e lo stappare una bottiglia in compagnia. Personalmente ( ma ripeto, è una mia personalissima teoria, confutabile quanto volete ), credo che l’accostamento vada ricercato nel modo con cui il tacchino viene soppresso. Mentre per i polli, lo strangolamento avviene tenendo ferme in alto le zampe e tirando il collo verso il basso, per il tacchino, vista la mole, avviene l’esatto contrario ( corpo in basso e collo tirato verso l’alto ). Un tempo, i cavatappi (tirabusòun ) non erano a vite o a leva come oggi. Lo si avvitava dentro il tappo in sughero (sòver) e poi lo si estraeva tirando di forza verso l’alto, così come viene strangolato il tacchino o, in questo caso, la tacchina.

 

Rubrica di dialetto modenese a cura di Gianluca Bellentani e Modena&Dintorni