La prima birra, tutta Made in Modena.

Coltivata a Marano sul Panaro, paese disteso sulle colline, sarà la prima birra tutta cento per cento Made in Italy. Una bontà con radici antiche, come riporta Luca Bortolotti nell’edizione bolognese de La Repubblica:

luppolo per Birra

Della protezione della territorialità dei vitigni nostrani si parla da sempre. Ma che dire della birra e del suo ingrediente base? Per anni, anzi, per secoli, abbiamo dovuto coltivare e impiantare varietà straniere, ma ora le cose stanno per cambiare.

A settembre 2016 è stata registrata la prima varietà di sempre di luppolo al 100% italiano, passo essenziale per avere una birra autoctona per davvero. Merito del luppolo di Marano, creato da Italian Hops Company, la start-up che al progetto sta lavorando dal 2012, sullo spunto di una ricerca fatta col comune del modenese e l’Università di Parma.

Gia premiata

Già lo scorso anno l’azienda fondata da Eugenio Pellicciari e Gabriele Zannini ha ricevuto l’investitura del Ministero dell’agricoltura, che ha premiato Italian Hops Company come unica coltura ufficiale di luppolo in Italia, in questi anni con varietà perlopiù originarie degli Usa. Ora è pronta per il passo successivo, quello decisivo.

Lo scorso weekend, un convegno a Marano ha testimoniato questa rivoluzione nel mondo della birra artigianale. Tra autorità e esperti del settore, c’era Birrificio Italiano, con le prime birre sperimentali prodotte coi luppoli autoctoni che verranno registrati ufficialmente in autunno, i primi nel nostro paese.

Il luppolo con cui si produce oggi la birra italiana arriva da tantissimi paesi che hanno coltivazioni legate al proprio territorio, che similmente a quanto avviene col vino conferisce caratteristiche particolari legate a clima, terreno, tecniche di coltura.

L’Italia non aveva sin qui applicato il concetto di terroir al luppolo, sebbene in secoli passati la pianta essenziale per la creazione della birra avesse trovato terreno fertile proprio nel modenese. La famiglia Montecuccoli, che già nel ‘600 possedeva queste terre, ne avviò una coltivazione tra il Panaro e Pavullo, raggiungendo anche una buona qualità, tanto che il luppolo maranese ricevette nel 1876 la menzione d’onore all’esposizione internazionale d’Alsazia.

Ora il luppolo di Marano sta per tornare, aprendo nuovi mercati e nuove prospettive di filiera tutta nostrana verso la creazione di una vera Italian Ale.