Halloween: i 3 luoghi modenesi da brivido

Proprio l’altro giorno ci chiedevamo per cosa fosse conosciuta Modena e la sua provincia nel mondo: cibo, motori, arte…  non solo, infatti sembra che il modenese sia anche terra da brivido, non spaventatevi, parliamo di luoghi bellissimi, ma che nel tempo hanno alimentato tante fra leggende e storie popolari. Adiamo a scoprirli…

 

Castello di Levizzano Rangone 

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Castello di Levizzano – Foto Mike Favro

Quando nell’alto medioevo il solitario e trincerato castello di Levizzano proiettava la sua fosca ombra; l’umile gente lo squadrava da lontano, fu allora che si tramandò di bocca in bocca la leggenda delle fate. Si narrava di bellissime fate di bianco vestite che nelle notti di luna piena danzavano sugli spalti del castello, leggiadre e lievi come libellule. Qualche vano di finestra allora si illuminava.Quando l’alba tingeva l’oriente: fugando le ombre, le bellissime fate sparivano. Tutto ricadeva nel mistero e la gente era convinta che le fate fossero le padrone del castello; bellissime creature passate a miglior vita e che tornavano a riammirare i luoghi cari al loro cuore, ove avevano trascorso l’esistenza.

Il Torrione di Spilamberto 

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Torrione di Spilamberto – Foto Comune di Spilamberto

A Spilamberto nel 1947, durante i lavori di restauro al Torrione medievale finalizzati a sanare i danni provocati dal secondo conflitto mondiale, fu scoperta una cella segreta (mt. 2 x 1,50) i cui muri erano interamente ricoperti da iscrizioni graffite: un vero e proprio diario in forma di fumetto tenuto da un prigioniero che aveva viaggiato molto, non del tutto incolto, amante del “dolce stil novo” e che si esprimeva in rima. La cella narra la storia di Messer Filippo, poi chiamato il Diavolino, un mercante (probabilmente spagnolo) vissuto nel secolo XVI che, navigando giunge a Spilamberto per offrire le proprie sete e mercanzie alla bella castellana di cui si innamora.

Ma è un amore proibito che lo conduce alla morte ed in attesa del supplizio, rinchiuso in questa angusta prigione, lascia il suo racconto sulla pietra. La leggenda vuole che prima di morire il giovane mercante abbia fatto udire alla sua bella, lontana dal luogo del patibolo, il suo lamento d’amore ed ancora oggi, nelle calde notti estive, sia facile udirlo. Diversi studiosi si sono cimentati nello studio dei graffiti concordando che essi risalgono al sec. XVI; molte rime e molti disegni, ingenui e con didascalie racchiuse in riquadri come appunto nei moderni fumetti, sono ancora leggibili anche se sempre più labili, e non ancora chiare come siano state incise – Probabilmente sangue? – La leggenda vuole che il suo spettro si aggiri ancora tra le mura del castello dopo 500′ anni.

La casa delle cento finestre

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Casa della centro finestre – Foto Lara Zanarini

Forse è il luogo più inquientate della nostra Provincia e i giovani modenesi ne avranno sentito almeno una volta parlare, e qualcuno avrà cercato anche di sfidare le ombre che l’avvolgono. Si tratta della “Casa dalle 100 finestre”, nome popolare di Villa Buonafonte, villa antica che si situa su Via Vignolese per San Damaso (Modena) , dove si raccontano strani eventi. Alcuni testimoni parlano di sensazioni extratemporali, ovvero il tempo fermarsi una volta varcata la soglia della casa, è una volta usciti in realtà scoprire di aver trascorso più ore.

All’origine di queste stranezze vi sarebbe la storia di un padre che, dopo un incidente in macchina, avrebbe seppellito i figli dietro la casa, e da lì si sarebbero create tutte le storie di fantasmi. La storia più originale non riguarda però paranormale o fantasmi, ma una particolare sfida che veniva fatta tempo fa all’interno della casa: chi si è messo a contare le finestre la prima volta ne conta 100, ma se cerca di ricontarle di nuovo ne conta 99, e poi 100…

 Articolo a cura di Luca Nacchio