[Parlia-MO #8] Gratis…a Mòdna

Modi di dire, usanze popolari e frasi divenute celebri nel tempo. Tutto questo nella rubrica a cura di Gianluca Bellentani e Modena&Dintorni. Oggi scopriamo il modo d’uso del termine “Gratis…a Mòdna”.

Mòdna (Modena) - Foto Angelo Nacchio
Un vero modenese, per dire che ha fatto qualcosa gratuitamente, a sbafo ( mangiare, entrare ad una festa, assistere ad uno spettacolo etc.. ) usa l’espressione a òff, che viene anche pronunciata al femminile, a òffa. L’origine di questa parola ha oltre mille anni e risale all’epoca della costruzione del Duomo. Modena, chiamata anticamente Mutina, era una fiorente città romana. In seguito, intorno al V secolo, fu quasi abbandonata dai suoi abitanti che, a causa di invasioni, terremoti e inondazioni, si trasferirono verso sud – ovest, in quella frazione che oggi porta appunto il nome di Cittanova. In città, nella attuale centro, rimase solo la sede vescovile e i pochi abitanti. Qui nel centro, vi erano due chiese e la tomba del Santo Patrono della città, San Geminiano. Era un’epoca in cui vi erano forti dissidi tra il Papato e l’Imperatore e allora i modenesi, per propria volontà, nell’ xi sec. decisero di edificare una grande chiesa, per dare alla tomba del Santo Patrono una sede più consona. Una cattedrale che avrebbe attirato gente anche da fuori. Si chiamò per la progettazione uno dei più grandi costruttori dell’epoca, Lanfranco e in seguito anche lo scultore Wiligelmo, che ne realizzò anche la facciata. Un esercito di persone, scalpellini e falegnami, muratori e facchini, modenesi e non, lavorarono per un secolo intero alla realizzazione della nuova costruzione. Questo cantiere sempre in movimento, prese il nome di Fabbrica del Duomo. Se per reperire le maestranze da impiegare non era certo un problema, lo era invece l’approvvigionamento di materiali per la costruzione. Quando una delle due chiese fu abbattuta, fu rinvenuta una necropoli romana da cui venne preso una gran parte del marmo per la costruzione, ma non bastava. Il materiale mancante, dovette quindi essere comprato da fuori città. Per averne sempre disponibilità e non gravare troppo sui costi di costruzione, questi materiali che entravano non erano soggetti alle varie gabelle ( le antenate dei tassi doganali ). Per distinguere le merci che sarebbero servite alla costruzione dalle altre, sulle prime veniva apposta la scritta A.U.F, che era l’acronimo della frase Ad Usum Fabricae. Da questa sigla, AUF, deriva appunto il termine A òff. Purtroppo, in questo italianizzare il dialetto e i suoi modi di dire, oggigiorno sentiamo spesso usare l’espressione A UFO, che invece non ha alcun senso ne derivazione.

 

 

Rubrica di dialetto modenese a cura di Gianluca Bellentani e Modena&Dintorni.

Articolo curato da Angelo Nastri Nacchio