Com’era Modena nel Medioevo? Ve la raccontiamo noi

Viaggio nella Modena medioevale, fra conquiste, vittorie e sconfitte che hanno segnato la storia della nostra città. Articolo a cura di Sara Ferrari.

Mappa Modena medioevo
Modena

Modena si trova tra il Secchia e il Panaro, due fiumi che la osservano, ma non la toccano mai. Oggi è la città dei motori, del lambrusco e dell’aceto balsamico, ma un tempo, ormai così lontano da essere solo immaginato, è stata un insediamento etrusco, poi gallico e infine una colonia romana. Fra il V e il VII secolo è stata persino abbandonata: quei due fiumi così burrascosi non le davano tregua e le troppe inondazione l’avevano stremata. Grazie al vescovo Leodoino la città riuscì a risorgere, gli uomini e le donne tornarono ad abitarla e venne circondata da mura, che permisero di tenere lontani quei “barbari” degli Ungari.

Crebbe al tal punto da non essere seconda a nessuno e nel 1126 nacque il Comune (non si tratta però del comune come lo intendiamo oggi, ma piuttosto uomini di una certa estrazione sociale che si erano uniti per conquistare l’autonomia da poteri maggiori, come quello dei re).

Con il passare dei decenni la città non frenò la sua crescita: venne costruita la cattedrale, una nuova cerchia di mura e fondò l’università.
Ma non fu tutto rose e fiori, la storia di Modena tra il 1100 e il 1300 è infatti un susseguirsi incessante di guerre esterne ed interne.

Una stagione di scontri si era aperta con la vicina Bologna, per questioni di confine o per la protezione di comunità locali: la città aveva ampliato il suo dominio sul contado, sia per motivi di sostentamento alimentare, sia per esprimere la sua potenza politica.
Il pomo della discordia con Bologna fu il possesso dell’abbazia di Nonantola. Il vescovo di Modena aveva avanzato pretese di dominio e Nonantola per difendersi si era legata a Bologna. I Modenesi quindi avevano preso le armi e assediato l’abbazia, ma vennero presto sconfitti in battaglia dai Bolognesi.

Altro territorio conteso fu il Frignano, quella vasta terra nell’Appennino che abbracciava il Panaro e lo controllava dall’alto dei suoi monti. Nel 1197 Modena era riuscita ad assoggettarlo, ma i signori del posto, come i Montecuccoli, le diedero presto filo da torcere e nei secoli che seguirono fu un continuo cambio di bandiera a seconda della convenienza, che creò una situazione alquanto confusa, tanto da portare all’intervento di pontefici e imperatori.

Le liti con i Bolognesi ripresero nel 1228, quando questi, dopo aver costruito l’avamposto fortificato di Castelfranco assediarono Bazzano. Modena da parte sua si diresse a Piumazzo costringendo i nemici ad abbandonare l’assedio. Poco tempo dopo Bologna attaccò anche San Cesario. Il colpo decisivo fu inflitto a Modena quando nel 1249 giunse in suo aiuto re Enzo, figlio dell’imperatore Federico II, che nella battaglia di Fossalta fu catturato dai Bolognesi. Venendo a mancare il fondamentale aiuto militare di Enzo, Modena si trovò scoperta e capitolò dopo un assedio da parte di Bologna.

Ma le lotte non furono solo tra città e città, ma anche tra cittadino e cittadino: il potere politico era nelle mani di famiglie di nobili origini, alle quali si erano aggiunti i nuovi ricchi, come giudici, mercanti e artigiani che proprio grazie al loro lavoro avevano accumulato una ricchezza tale da potersi permettere un’intromissione nel gioco politico, dando vita nel 1229 al “Comune popolare” (un governo retto non più dai nobili, ma dal ceto borghese).

La più generale divisione tra Guelfi (fedeli al papa) e Ghibellini (vicini all’imperatore) non solo divise le città, ma anche gli uomini al suo interno e nel contado, creando belligeranti fazioni che non perdevano occasione per farsi guerra, e a muoverli non era tanto l’ideale politico di fedeltà all’impero o al papato, ma piuttosto la ricerca di sempre maggiore potere sulla parte avversaria e sulla città. A Modena queste due fazioni presero il nome delle famiglie che le capitanavano: gli Aigoni erano guelfi, mentre i Grasolfi ghibellini.
Come se la situazione non fosse già abbastanza ingarbugliata, si aggiunsero anche le liti tra i signori della città e del contado: i Rangoni, i Boschetti e i Guidoni da una parte si scontrarono con i potenti del contado, cioè i da Savignano, i della Rosa di Sassuolo e i Grassoni di Vignola.

In un tale caos si sentì il bisogno di qualcuno capace di mettere un po’ d’ordine e nel 1288 fecero il loro ingresso in scena gli Estensi di Ferrara, che presero le redini della città e sedarono le lotte tra fazioni. Ma anche loro non erano particolarmente interessati alla tranquillità e iniziarono una serie di guerre di conquista verso le città vicine causando il malcontento dei Modenesi. Nel 1306 il popolo, stanco del perenne stato di guerra, cacciò i signori di Ferrara e diede vita alla “Repubblica Modenese” (Respublica Mutinensis), ma anche questo nuovo governo si rivelò essere l’ennesimo pretesto per combattere: la partecipazione alla guida della città infatti divise nuovamente gli abitanti in fazioni e così si decise di dare il controllo politico al mantovano Passerino Bonacolsi.

Quest’ultimo mise in piedi una tirannide che fece quasi rimpiangere il tempo degli Estensi (giusto per fare un esempio della sua brutalità: catturò con l’inganno Francesco Pico e i suoi figli, costringendoli a morire di fame nella fortezza del Castellaro). Passerino Bonacolsi avviò anche una vera guerra contro Bologna, che culminò nel 1325 con la battaglia di Zappolino, dove i Modenesi inflissero ai nemici una schiacciante sconfitta e la pesante umiliazione della “secchia rapita”: le truppe modenesi, dopo la vittoria sul campo di battaglia, si spinsero fino alle porte di Bologna, ma sapendo di non potere penetrare le spesse mura, rubarono un secchio da un pozzo per poi tornare trionfanti a casa.

Nonostante la vittoria il popolo modenese si era stancato di Bonacolsi e il 5 giugno 1327 lo costrinse ad abbandonare la città. A questo punto il governo passò prima al legato pontificio, poi all’imperatore e infine tornò definitivamente agli Estensi nel 1336.
Da questo momento in poi i signori di Ferrata riuscirono a creare un equilibrio politico e amministrativo che permise un controllo più serrato sia all’interno delle mura cittadine, sia nel contado: a nord controllavano tutte le terre fino a Cavezzo, Medolla, San Felice e Finale, ad eccezione del Ducato di Mirandola; a sud tutti gli Appennini; a ovest il Principato di Carpi.
Nel 1452 Borso d’Este ricevette dall’imperatore il titolo di Duca, dando vita ufficialmente al Ducato di Modena e Reggio, che rimase in piedi almeno fino al giugno del 1859.