Il Carnevale a Modena è Sandrone, e la famiglia Pavironica

 

Famiglia Pavironica
Sandrone e la famiglia Pavironica

Il cognome «Pavironica» ricorda i lontani tempi in cui la «pavéra», erba palustre, faceva parte della vita dell’allora povero contadino, il quale se ne serviva oltre che per vari usi domestici (impagliare sedie, fare stuoie, ecc.), anche per usi personali, come confezionare cappelli e mantelli che potessero in qualche modo proteggerlo dai rigori del freddo, dall’umidità e dalla pioggia.

Scortate da due cocchieri e da due vallette in divisa del settecento, le tre maschere sflilano poi per le vie cittadine su di una carrozza ottocentesca trainata da due cavalli, circondate ed applaudite dagli spettatori, che in questa mascherata vedono l’ultimo simbolo del folclore modenese.

Terminate le visite ufficiali (alle autorità religiose, civili e militari), finalmente Sandrone appare al balcone municipale con la famiglia e comincia il suo “sproloquio” in dialetto modenese sui più importanti avvenimenti accaduti in città durante l’anno.

Piazza Grande in attesa della famiglia Pavironica
Veduta di Piazza Grande durante lo sproloquio di Sandrone

Curiosità

Nella storia della famiglia Pavironica, ci fu un anno in cui Sandrone non fece il suo sproloquio dal tradizionale terrazzo del Comune di Modena, ma da sopra la Preda Ringadora, ovvero il grande masso di ammonitico veronese rosso di forma rettangolare posto davanti al Comune . La guerra aveva interrotto questa tradizione della famiglia Pavironica, ma nel 1946 per Giovedì Grasso, Sandrone si presenta ai cittadini modenesi che vedono il lui l’unico rappresentate vero e condiviso della comunità modenese. Così per avvicinarsi di più al popolo scegliere la Preda.

Informazioni tratte da Emilia-Romagna Turismo