Guida alle ciclabili del modenese

Sentieri sterrati, percorsi salute, o ciclabili urbanizzate? Domande che nella nostra provincia trovano tante risposte se al centro c’è il mezzo più amato: la bici. Quest’oggi vi portiamo alla scoperta dei percorsi da fare in bici nel modenese, dalle città alla colline, alla pianura: un’intera rete di ciclo percorsi tutta da provare. Articolo a cura di Luca Nacchio

 

Percorso ciclabile MODENA – VIGNOLA (lunghezza 28km circa)

 

Il punto di partenza di questa pista ciclabile inizia a Vaciglio, piccola frazione che ormai è stata inglobata nell’area urbana di Modena. Prima di partire, dunque, vale la pena un piccolo tour per il centro storico, con un passaggio obbligato (e magari una sosta) davanti al Duomo e alla sua torre campanaria, la famosa Ghirlandina.

Lo scenario cambia radicalmente quando si scavalca la superstrada e ci si immerge in quella campagna operosa che farà da scenografia a tutti i 28 chilometri del percorso. Raggiunto l’abitato di San Donnino, a 10 chilometri da Modena, dopo un sottopasso dell’autostrada A1, la ciclabile piega verso sinistra in direzione Castelnuovo Rangone. Siepi imponenti e alberi da frutto fanno ombra sulla ciclabile, cosa che si apprezza particolarmente durante i mesi più caldi. Ma il bello di questo tratto è la tranquillità che garantisce al ciclista, isolato dal rumore e dai pericoli del traffico e immerso nei colori della campagna. Sarà per questo che, quando si arriva a Castelnuovo Rangone e si trovano diversi cartelli con i brani delle opere di Jack Kerouac sulla necessità dell’uomo di mettersi in viaggio, viene voglia di fermarsi e prendersi il tempo di godersi questa letteratura “en plein air”. Allo scrittore che animò la Beat Generation, tra l’altro, è dedicato il tratto di ciclabile all’interno del comune di Castelnuovo Rangone.

Una delle tante indicazioni segnaletiche che si trovano lungo il percorso ci segnala che bisogna curvare di novanta gradi, questa volta verso sinistra, per fare rotta su Spilamberto che si raggiunge dopo sei chilometri. Il fiume Panaro scorre a pochi passi dal centro del paese dove ha sede la Consorteria dell’aceto balsamico tradizionale di Modena che da oltre quarant’anni tutela e valorizza questa produzione artigianale, ormai famosa in tutto il mondo.

Superato l’abitato di Spilamberto la strada comincia anche a salire e, per arrivare a Vignola, bisognerà superare un dislivello di circa 100 metri in 10 chilometri: una difficoltà non certo proibitiva. Soprattutto con la prospettiva di arrivare a destinazione e farsi una scorpacciata di morette, le famose ciliegie di Vignola.

Ciclovia del FIUME SECCHIA

(lunghezza 28km nel tragitto più breve a 38km a seconda delle deviazioni)

Itinerario da manuale: comprende un clamoroso inizio urbano attraverso il centro storico di Modena (la meravigliosa Piazza Grande è patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco), un avvicinamento lungo piste ciclabili o stradine a traffico molto scarso, una possibile deviazione (a Campogalliano) e una meta di eccelso valore naturalistico: la riserva “Cassa di Espansione del fiume Secchia”. L’itinerario comprende anche Rubiera dove si può ammirare l’antico Ospitale, il centro storico e la Pieve romanica di S. Faustino.

Nate alla fine degli anni ’70 come dispositivo di “sicurezza idraulica” per regolare le piene del fiume Secchia, le casse di espansione (bacini arginati con perimetro di 8 chilometri e superficie allagabile di circa 200 ettari) hanno acquisito nel tempo molteplici valenze: elemento caratteristico del paesaggio, habitat per la sosta e nidificazione di uccelli e, non ultimo, meta di escursioni e passeggiate.

Dalla stazione ferroviaria di Modena si raggiunge la via Emilia e la si segue verso ovest, deviando oltre le porte della città su un percorso lungo stradine “minori” fino ad attraversare il Secchia con il bel ponte “Barchetta”. Sulla riva opposta si può deviare per il centro di Campogalliano, altrimenti dal Santuario della Sassola si raggiunge la cassa di espansione che presenta almeno tre diverse tipologie di ambienti: il bosco planiziale, il canneto lungo gli argini e le distese d’acqua, anche con vegetazione palustre. Il percorso ciclistico proposto è ben rappresentativo in quanto permette di avere informazioni visive dell’habitat complessivo dell’area protetta; consiste nel giro completo degli argini, piacevolmente arricchito da qualche variazione e da soste di carattere “contemplativo” e faunistico, vista la vocazione al birdwatching dell’intera riserva.

 

Percorso MTB FANANO – PIAN CAVALLARO ( Lunghezza 15KM) 

Partenza da Fanano (650 mt s.l.m.), seguire la strada che porta al Cimoncino ed al paese di Canevare. Passato Canevare si prosegue lungo la strada (Via Cimone) fino al lago della Ninfa.

Dal lago della ninfa bisogna imboccare la strada militare (è consentito il transito in bici o a piedi) che porta al Cimoncino, a Pian Cavallaro (1880 mt s.l.m.) e successivamente al Mt. Cimone (2165 mt s.l.m.).

Il percorso è asfaltato (escluso un piccolissimo tratto vicino al Lago della Ninfa) fino a Pian Cavallaro, la MTB è necessaria se si vuole raggiungere la vetta del Cimone, in quanto c’è da percorre un sentiero sterrato che si inerpica intorno al monte.
Il panorama è stupendo, sopratutto nell’ultimo tratto verso Pian Cavallaro.

Inoltre, considerando la risoluzione spaziale dell’occhio umano, la cima del Monte Cimone è il punto geografico dal quale si vede più superficie italiana. In condizioni di ottima visibilità, infatti, si può scorgere all’orizzonte tutto l’arco alpino, il mar Adriatico, il monte Amiata, l’Argentario, il mar Tirreno, l’isola d’Elba, la Corsica e l’isola di Capraia.” la vetta del Cimone merita di essere raggiunta.

Pedalate Amiche 

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